martedì, 09 dicembre 2008
360° Economia Quotidiana
In Italia le banche persistono con le loro manovre poco trasparenti sui tassi, evitando di adeguare il costo del denaro su mutui, prestiti ed affidamenti alla diminuzione portata avanti della BCE, lucrando ingenti profitti sulla pelle delle famiglie e delle piccole e medie imprese che non possono contare sul famigerato “tasso Fiat”. Anche il tasso euribor, che ieri era più alto di un punto rispetto al tasso di riferimento BCE (3,48 contro 2,50), dimostra la lentezza esasperante di banche che si approfittano della loro forza di mercato, per danneggiare il popolo dei mutuatari e le imprese.
Rimane scandaloso il differenziale ingiustificato sui tassi praticati dalle banche italiane rispetto alla media europea, che applicavano il tasso del 5,93% sui mutui, con uno spread di un + 0,56 per cento (ancor più elevato del dicembre 2007 quando i tassi sui mutui erano al 5,66% ed il differenziale di un + 0,51%) rispetto alla media praticata dalle banche europee (Italia compresa); mentre sui prestiti personali e sul credito al consumo le banche italiane praticavano un tasso medio dell’8,30%, con un differenziale superiore di ben 1,10 punti rispetto al 7,20% della media UE.
Se già in passato il tasso dei mutui fosse stato collegato alla banca europea e non all'Euribor, la rata mensile sarebbe più leggera di 100 eurot. L'Euribor, è il tasso delle operazioni finanziarie tra le banche, viene determinato da un gruppo di mondiale di oltre 50 banche. Fino al 2004 i tassi BCE ed Euribor erano in sostanza gli stessi, oggi la differenza è considerevole, Euribor 5,41% BCE 4,25%, oltre 1 punto percentuale. Esattamente cosa significa per il consumatore? Prendiamo ad esempio un mutuo di 100.000 euro a 25 anni. Nel 2004 la rata mensile era di 530 euro, legata ad un tasso Euribor 2,06% + 2% spread = 4,06%. La stessa rata sarebbe uguale anche se il mutuo fosse stato collegato al tasso BCE. Oggi, la rata mensile con l'Euribor al 5.41% + 2% spread ammonta a 802 euro mese, mentre se fosse stata con BCE 4,25% + 2% spread, la rata ammonterebbe a 707 euro. La differenza è di 95 euro al mese (se il calcolo fosse al 30 giugno, la differenza salirebbe al 107 mese) sull'intero ammontare del mutuo. La differenza di costo complessivo del mutuo è di ben 15.000 euro, pari ad un anno di stipendio.
Se neanche la denunciato che il taglio Bce, pari a 75 punti base e che ha portato il tasso Refi dal 3,25 al 2,50%, non si riflettono sui mutui delle famiglie e sui prestiti delle imprese, viene raccolto da banche e banchieri arroganti, che intascano laute prebende sulla pelle delle famiglie, vuole dire che occorrono urgenti misure canzonatorie per prevenire una intollerabile speculazione. Con la legge sulla class action, che il Governo si ostina a svuotare di contenuti ed rinviare alle calende greche sotto diretta dettatura di banche, assicurazioni e Confindustria, gli istituti di credito dovrebbero risarcire il popolo dei debitori dai mancati adeguamenti sui tassi, come prescritto dal decreto Bersani, proprio sulla “simmetria dei tassi”.
La catena francese Decathlon, azienda leader specializzata nella creazione, produzione e distribuzione di tecnologie sportive, lancia la nuova promozione natalizia e lo fa investendo anche su internet, realizzando un sito dedicato alla festività, un motore di ricerca per selezionare il regalo più coerente con le proprie aspettative. Accessibile da Decathlon.it o direttamente dalla url cadeaux il minisito si presenta come una fonte vastissima di idee regalo, con mini personaggi che recano in mano un pacchetto infiocchettato, che cela il cadeaux. Dal momento che scartarli tutti sarebbe impegnativo, ecco che Decathlon mette a disposizione dell’utente un sistema di raffinazione della ricerca, che con l’utilizzo di un cursore consente di definire prezzo, destinatario, tipo di regalo (innovativo o tradizionale) o sport (al coperto o all’aperto).
Una volta raffinata la ricerca, ecco ridursi chiaramente il numero dei pacchetti da scartare dove trovare il regalo giusto da acquistare nei centri Decathlon. Per ogni pacchetto scartato, il sito propone anche altre scelte nella stessa pagina. La campagna online “A Natale regala sport” è presente sui siti dei network delle concessionarie Rcs, Libero, Tiscali, Yahoo!, Matrix e Mondadori.
Interbrand ha reso noti i risultati della prima classifica dei brand italiani globali a più alto valore economico. Al primo posto, Gucci con 6.388 milioni di euro, seguono Prada (2.775); Ferrari (2.730); Armani (2.729); Bulgari (2.577); Dolce & Gabbana (2.220); Diesel (1.947); Geox (1.567); Pirelli (1.459) e Benetton (1.107). La premessa importante riguarda proprio l’aggettivo “globale”: la classifica, infatti, prende in considerazione esclusivamente brand globali italiani e questo spiega assenze eccellenti, come Indesit o Fiat che, in realtà, non hanno operazioni in almeno un Paese di ogni macroregione del mondo e almeno un terzo del fatturato imputabile a mercati internazionali. Le dieci posizioni sono stilate in base al valore del brand considerato alpari di qualsiasi altro asset aziendale. Al di là dell’immagine, però, quello che è importante è la quantità di valore creato: i dieci marchi della classifica rappresentano un valore di 25,5 miliardi di euro. Ma non è tutto ci sono anche altri elementi: uno positivo e uno negativo. Quello positivo, è la capacità delle aziende italiane di creare valore economico attraverso la creatività, lo stile e il gusto. Si tratta di qualcosa di unico che ha a che fare con il dna italiano e che sarebbe bene tenere presente in termini di sistema. Il secondo aspetto, meno positivo, è che sono completamente assenti aziende che operano in altri settori, primo fra tutti l’alta tecnologia. Il fatto che non ci siano aziende che hanno puntato su questo aspetto è sintomatico dello scarso ricorso al mercato dei capitali che caratterizza l’Italia, con problemi mai risolti in termini di competitività.
Terzo trimestre positivo per il gigante francese L’Oréal che incrementa il suo fatturato del 2,7%, con un ricavo di 4,3 miliardi di euro. Nel complesso i primi nove mesi del 2008 hanno visto crescere il fatturato del gruppo del 4,4% portando i ricavi a 12,9 miliardi di euro. Nei nove mesi Europa e Nord America hanno registrato le performance peggiori. La prima infatti è piuttosto flat (+ 0,3%) a 5,5 miliardi di euro, mentre la seconda ha visto un calo del 2,3%, per una perdita di 2,7 miliardi di euro. Bene il resto del mondo, che è cresciuto del 15,5% con ricavi di 3,8 miliardi di euro.
La svizzera Fox Town in seguito all’ampliamento del centro outlet svizzero ha dato degli ottimi risultati di fatturato nei primi nove mesi: il giro d’affari di Fox Town è infatti cresciuto del 17,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un trend positivo anche in termini di visitatori. Il numero di negozi dell’outlet di Mendrisio è cresciuto da 130 a 160 ed il numero dei brand è lievitato da 200 a 250. Dopo Tod’s – Hogan, apriranno a breve anche Polo Ralph Lauren, McKenzy e Strenesse. Anche nel settore dell’intimo ci saranno delle inaugurazioni con Calvin Klein Underwear ed Aubade.
In Italia i consumi quotidiani per la bellezza e il benessere reggono, il comparto chiuderà il 2008 con un fatturato prossimo agli 8,3 miliardi di euro (+0,3% sul 2007) e il trend è previsto stabile anche per il primo semestre 2009. Mentre crescono i canali tradizionali (specie farmacia ed erboristeria), rallentano, però i canali professionali (saloni di acconciatura ed estetici) e frena l'export: nel 2008 supererà di poco i 2,2 miliardi, con un calo del 2,3% rispetto all'anno scorso. I dati, elaborati dal Centro studi e cultura d'impresa di Unipro (Associazione italiana imprese cosmetiche). Negli ultimi anni il concetto di estetica si è evoluto in quello di benessere il cosmetico è entrato da tempo nell'uso quotidiano e il consumatore non può più rinunciarvi.
I dati preconsuntivi del secondo semestre 2008 mostrano in particolare una crescita del 5% per il canale erboristeria (con un +4% atteso nei primi 6 mesi 2009) e del 4% per la farmacia (+4,5%). Oggi, la cosmetica italiana punta su preparazioni sempre più efficaci, sicure, di qualità e tailor-made: su misura per rispondere a un consumatore sempre più esigente. Per due terzi ancora donna, ma con uno zoccolo duro di uomini che soprattutto da giovanissimi sono, anche più attenti delle donne al proprio benessere.
L’emittente del Gruppo Mondadori, R101 è la prima radio in Italia a rendere disponibili in mobilità – in modo ottimizzato per iPhone e per tutti gli altri dispositivi mobili – non solo i programmi, ma la totalità dei contenuti multimediali presenti nel proprio sito, come news sul mondo della musica, recensioni di dischi, classifiche, informazioni sulla propria programmazione. Una novità resa possibile grazie alla piattaforma mobc3, sviluppata da Neos. Digitando l’indirizzo www.r101.it/i, i possessori di iPhone e di iPod touch, e nei prossimi giorni degli altri dispositivi, potranno accedere alla versione mobile del portale, unitamente alla possibilità di ascoltare in diretta i programmi dei sei canali radio: R101, in streaming, e le 5 webradio.
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In Russia l’attuale crisi finanziaria e segnali di rallentamento nei consumi dei luxury good stanno portando grandi retailer russi a rivedere i loro piani di acquisto ed espansione distributiva. A farne le spese anche importanti realtà del made in Italy. Il calo della propensione all’acquisto dei consumatori riguarderebbe tutti i settori dei beni di lusso, dall’apparel top di gamma alle auto, fino alla lingerie. La rete di negozi d’abbigliamento intimo di fascia alta Dikhaya Orkhideya (che vende marchi come Alberta Ferretti, Gianfranco Ferré e Blumarine) e le boutique Podium intenderebbero diminuire del 30% i loro ordini di nuove collezioni, mentre Mercury si starebbe già adeguando al calo di domanda di Bentley e di alcuni modelli di Ferrari.
I rappresentanti delle più importanti trading company russe che trattano beni di lusso - fra questi Mercury, Bosco dei Ciliegi e Crocus International - stanno registrando una minore crescita delle vendite e, come risultato, incrementano gli sconti. In Russia il segmento dei luxury good costituisce il 15% del mercato degli accessori e dell’abbigliamento (stimato intorno ai 38-45 miliardi di dollari) e ha messo a segno una crescita del 10-15% annuo fino al 2007. La riduzione della domanda è inevitabile. La società di consulenza Bain & Co ha previsto in Russia, nella migliore delle ipotesi, un incremento generale del comparto del 2-3% nel 2009, mentre in Europa, in Giappone e negli Usa i ricavi delle griffe internazionali potrebbero subire un calo del 7%. Dopo il prossimo anno, comunque, il settore dovrebbe tornare a crescere grazie alla stessa Russia, alla Cina e all’India.
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Scritto: da LuisB
18:16 Scritto in 360° Economia, Attualità, e-Commerce, Economia, Europa, Fashion, Finanza, Industria, Media, Tecnologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: economia, euribor, mutui, internet, e-shopping, italia, russia










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